Il rientro in classe degli studenti italiani non sarà in una data comune per tutti, ancora una volta un’Italia fortemente differenziata dal punto di vista regionale.
Come cita il Corriere della Sera: Il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani ha annunciato che in Toscana le scuole superiori ripartiranno regolarmente il 7 gennaio con la didattica in presenza al 50%. Lo stesso vale per le elementari e le medie. «Saremo in minoranza – spiega Giani – ma sono convinto che sia importante il ritorno in presenza con gli insegnanti e sia fondamentale per gli studenti». In Liguria invece le scuole non apriranno, almeno per ora: «Conte ieri ha detto che il 7 gennaio la scuola avrebbe aperto poi il ministro Speranza ci ha convocato per dire che non sappiamo come apriremo e in che regioni, se saremo rossi o arancioni. Di fronte all’incertezza su cosa succederà da lunedì il 7 e l’8 le scuole in Liguria non apriranno. Mi auguro che il governo si prenda la responsabilità altrimenti farò un’ordinanza, come hanno già fatto altri governatori», ha detto il presidente della Liguria, Giovanni Toti. Pure in Piemonte preferiscono aspettare quello che farà il governo: sulla riapertura delle scuole al momento «la situazione non è chiara», ha detto il presidente del Piemonte Alberto Cirio, nel corso della conferenza stampa della giunta di inizio anno. «Siamo stati in riunione con il governo fino alla mezza questa notte- ha detto- ma la situazione non è ancora chiara. C’è una parte del governo che vorrebbe il rinvio ed una parte che si impunta per l’apertura il 7 gennaio con il rischio però che potrebbero l’11 chiudere di nuovo.

In Friuli Venezia Giulia le scuole superiori non riapriranno fino al 1° febbraio, ha annunciato il governatore Massimiliano Fedriga: «La scuola, e soprattutto la presenza, deve rappresentare una priorità, ma la priorità la si tutela se si comincia e si finisce l’anno scolastico in presenza, non se si fanno `stop and go´ continui», ha spiegato Fedriga, spiegando così la sua scelta: «Ho paura che oggi la fretta non sia una buona consigliera. Aprendo il 7 gennaio per dopo dover chiudere dopo poche settimane, penso si rischi un fortissimo danno nell’organizzazione ma anche nella parte formativa dei ragazzi». Inoltre, ha aggiunto,«se il governo decide di rivedere i parametri per passare a zona arancione e rossa, abbassando le soglie, può succedere che il 7 e 8 gennaio tutte le scuole riaprono in presenza, ma se poi con il monitoraggio dell’Iss alcune regioni dovessero passare in zona arancione», le lezioni «dovrebbero tornare a distanza».
È la stessa linea adottata dal governatore Luca Zaia in Veneto: «Ho firmato oggi un’ordinanza per la chiusura delle scuole superiori. Viste le previsioni della situazione epidemiologica non ci sembrava infatti prudente lasciare aperte le scuole superiori: così con l’ordinanza si prevede di procrastinare la didattica a distanza al 100% fino al 1 febbraio». Zaia ha spiegato che «l’ordinanza riguarda solo le scuole superiori e non vuole essere una contrapposizione rispetto a quanto deciso dal ministro Azzolina: noi tutti vorremmo che le scuole fossero aperte, ma in questo momento non ci sembra prudente perché si creano assembramenti pericolosi». È quanto sostiene il segretario del Comitato tecnico-scientifico, Fabio Ciciliano: «La cosa più importante non è tanto riaprire le scuole ma cercare di tenerle aperte. Rischiare di riaprire le scuole e doverle poi richiudere tra una decina di giorni o tra due settimane è una cosa che il Paese non si può permettere perché sarebbe la testimonianza provata del fatto che i numeri stanno riaumentando».